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Chatbot sul sito: cosa scrivere per l'AI Act (art. 50)

Cristoforo Frasca by Helpwebnet · 06/10/2026 · lettura 11 min

Chatbot sul sito: cosa scrivere per l'AI Act (art. 50)

Dal 2 agosto 2026 si applica l'articolo 50 dell'AI Act: chi parla con un chatbot deve sapere che sta parlando con un sistema di intelligenza artificiale, salvo che sia evidente, e immagini, audio o video realistici generati o manipolati (deepfake) vanno dichiarati. Per un sito aziendale basta quasi sempre una frase chiara all'apertura della chat, un'informativa privacy aggiornata e un fornitore che rispetti la sua parte.

In breve
  • L'art. 50 si applica dal 2 agosto 2026; l'Omnibus (Reg. UE 2026/1744) non l'ha rinviato.
  • Chatbot: l'obbligo è del fornitore, ma la frase la leggono i tuoi clienti, quindi controllala tu.
  • Deepfake: chi li pubblica deve dichiararlo; i testi di interesse pubblico solo se non rivisti da una persona.
  • L'informazione va data in modo chiaro e distinguibile, al più tardi alla prima interazione, e deve essere accessibile.

Cosa dice l'art. 50, in parole semplici

L'articolo 50 del Regolamento (UE) 2024/1689, l'AI Act, contiene gli obblighi di trasparenza per alcuni sistemi di intelligenza artificiale. Non riguarda solo i grandi sviluppatori: alcune regole valgono per chi usa questi sistemi nella propria attività.

ParagrafoChi è obbligatoCosa deve fare
1 – Interazione con personeFornitoreProgettare il sistema in modo che le persone sappiano di interagire con un'IA, salvo che sia evidente dal contesto
2 – Contenuti sinteticiFornitore di sistemi generativiMarcare testi, immagini, audio e video generati in un formato leggibile da una macchina, così che siano riconoscibili come artificiali
3 – Emozioni e biometriaChi usa (deployer)Informare le persone esposte a sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica
4 – Deepfake e testiChi usa (deployer)Dichiarare che immagini, audio o video deepfake sono generati o manipolati; dichiararlo anche per i testi pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, salvo revisione umana con responsabilità editoriale
5 – ModalitàTutti i soggetti sopraInformazione chiara e distinguibile, al più tardi alla prima interazione o esposizione, conforme ai requisiti di accessibilità

Il paragrafo 6 precisa che questi obblighi si aggiungono agli altri obblighi di trasparenza previsti dal diritto europeo o nazionale. Il paragrafo 7, modificato dall'Omnibus, affida alla Commissione la promozione di codici di buone pratiche su marcatura ed etichettatura dei contenuti, con la possibilità di adottare atti di esecuzione se non bastano.

Le date dopo l'Omnibus

Il Regolamento (UE) 2026/1744, l'Omnibus digitale sull'IA in vigore dal 27 luglio 2026, ha spostato in avanti soprattutto gli obblighi per i sistemi ad alto rischio. Per la trasparenza il quadro è questo:

ObbligoDa quando
Art. 50 nel suo complesso (chatbot, deepfake, testi, emozioni e biometria)2 agosto 2026
Marcatura dei contenuti (art. 50, par. 2) per i sistemi generativi già sul mercato prima del 2 agosto 2026Entro il 2 dicembre 2026 (art. 111, par. 4, aggiunto dall'Omnibus)
Sistemi ad alto rischio dell'allegato III e dell'allegato I2 dicembre 2027 e 2 agosto 2028

Il quadro completo delle modifiche è nella guida su cosa cambia con l'Omnibus per le piccole imprese.

Fornitore o deployer: chi deve fare cosa

L'AI Act distingue due ruoli. Il fornitore sviluppa un sistema di IA, o lo fa sviluppare, e lo mette in servizio con il proprio nome o marchio. Il deployer usa un sistema sotto la propria autorità per lavoro. Un sito con un chatbot può trovarsi in situazioni diverse:

SituazioneRuolo probabile della tua aziendaCosa fare
Widget pronto di un servizio esterno, con il marchio del servizioDeployerVerifica che il messaggio di apertura ci sia e sia chiaro; se è in inglese o nascosto, chiedi al fornitore come modificarlo
Chatbot sviluppato su misura da un'agenzia e pubblicato con il tuo nomePotresti essere tu il fornitoreFatti confermare per iscritto dall'agenzia come è soddisfatto l'art. 50 e conserva la documentazione
Assistente costruito internamente collegando un modello via APIFornitore del sistema che metti in servizioProgetta tu il messaggio di trasparenza e documenta le scelte

In tutti i casi, il cliente che apre la chat non sa chi sia il fornitore: vede il tuo sito. È la tua reputazione, anche quando l'obbligo giuridico è di qualcun altro.

Il chatbot: l'utente deve sapere che parla con una macchina

L'eccezione prevista è quando la natura artificiale è evidente per una persona «ragionevolmente informata, attenta e avveduta». Contare sull'eccezione è rischioso: un'icona con un volto umano e un nome come «Giulia» va nella direzione opposta. Tre regole pratiche:

  • Il messaggio viene prima della risposta, non in una nota a piè di pagina o nelle condizioni d'uso: il paragrafo 5 chiede l'informazione al più tardi alla prima interazione.
  • Deve essere distinguibile: testo leggibile, non grigio chiaro su bianco, visibile anche su smartphone.
  • Deve essere accessibile: leggibile da un lettore di schermo e raggiungibile da tastiera. Sulle regole di accessibilità che valgono per i siti c'è la guida sull'obbligo di accessibilità per il sito di una piccola impresa.

Frasi d'esempio da usare

Tre varianti, dalla più breve alla più completa. Adattale al tono del sito.

Sito vetrina

«Ciao, sono l'assistente automatico di [Nome azienda], basato sull'intelligenza artificiale. Posso rispondere a domande su orari, servizi e prezzi. Per parlare con una persona chiama il [numero].»

Negozio online

«Stai scrivendo a un assistente virtuale basato sull'intelligenza artificiale, non a un operatore. Può aiutarti con ordini, spedizioni e resi; le risposte possono contenere errori, quindi per conferme su pagamenti e rimborsi scrivi a [email]. Non inserire dati di carte di pagamento in questa chat.»

Studio professionale

«Questo è un assistente automatico basato sull'intelligenza artificiale. Fornisce informazioni generali e non sostituisce la consulenza del professionista. Le conversazioni sono trattate come descritto nell'informativa privacy [link].»

Nota. Se sei un professionista intellettuale, la legge italiana 132/2025 (art. 13) ti chiede anche di comunicare ai clienti, con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo, quali sistemi di IA usi nella prestazione. È un obbligo diverso dalla frase del chatbot: riguarda il lavoro che fai per il cliente, non solo il sito.

Testi, immagini e video generati: quando dichiararlo

Cosa pubblichiObbligo di dichiararlo?
Foto realistica di una persona o di un luogo creata con l'IA, che potrebbe sembrare veraSì, è un deepfake ai sensi dell'art. 50, par. 4
Video con la voce del titolare generata artificialmenteSì
Deepfake inserito in un'opera o uno spot palesemente creativo, satirico o di finzioneSì, ma in forma adeguata, senza ostacolare la fruizione dell'opera
Illustrazione chiaramente non realisticaDi norma no: non può essere scambiata per autentica
Articolo del blog aziendale scritto con l'aiuto dell'IA e rivisto da una personaNo, se una persona ne ha la responsabilità editoriale; dichiararlo resta una scelta di trasparenza
Testo pubblicato senza revisione per informare su questioni di interesse pubblicoSì
Correzione di bozze o ritocco minimo di una fotoRientra nelle funzioni di assistenza all'editing escluse dalla marcatura del par. 2

Una formula semplice per le immagini: «Immagine generata con intelligenza artificiale», nella didascalia o sovrapposta, visibile al primo sguardo.

Privacy e cookie policy

L'AI Act non sostituisce il GDPR. Se il chatbot raccoglie nome, email, numero d'ordine o il testo delle domande, sono dati personali: l'informativa privacy deve dire quali dati tratti, per quale scopo, chi è il fornitore che li riceve, dove li conserva e per quanto tempo, e se li usa per addestrare i propri modelli. Se il widget installa cookie o strumenti di terze parti non tecnici, vanno descritti nella cookie policy e attivati solo con il consenso.

Per i temi generali c'è la pagina del Garante privacy sull'intelligenza artificiale. Per un sito WordPress, gli aggiornamenti di informativa e banner li segue il servizio privacy e cookie policy di EspertiWP; se invece il chatbot va integrato con gestionale o CRM, Helpwebnet sviluppa applicazioni web su misura.

Checklist prima di pubblicare

  1. Chi è il fornitore? Scrivi chi ha sviluppato il chatbot e su quale modello si basa; conserva contratto e documentazione.
  2. Messaggio di apertura Verifica che la frase «stai parlando con un assistente automatico» compaia prima della prima risposta, anche su smartphone.
  3. Accessibilità Controlla che il messaggio sia leggibile da tastiera e con lettore di schermo, con contrasto sufficiente.
  4. Passaggio a una persona Indica come parlare con qualcuno dello staff: telefono, email o pulsante.
  5. Dati personali Decidi cosa il chatbot può chiedere, per quanto tempo si conservano le conversazioni e se il fornitore le usa per addestrare i modelli.
  6. Informativa e cookie Aggiorna privacy policy e cookie policy prima di pubblicare.
  7. Registro Aggiungi il chatbot al registro degli strumenti di IA dell'azienda, con la data della verifica.
Attenzione. Non far dire al chatbot cose che l'azienda non può garantire: prezzi, tempi di consegna, condizioni di reso. Collega le risposte alle pagine ufficiali del sito e controlla periodicamente le conversazioni.

Domande frequenti

Devo dire che il chatbot del sito è un'intelligenza artificiale?

Sì, salvo che sia già evidente a una persona ragionevolmente attenta. L'obbligo dell'art. 50 ricade sul fornitore del sistema, ma il messaggio lo vede chi visita il tuo sito: la soluzione più semplice è una frase chiara all'apertura della chat, prima della prima risposta.

Da quando si applica l'art. 50 dell'AI Act?

Dal 2 agosto 2026. Il Regolamento (UE) 2026/1744 non lo ha rinviato: ha solo dato tempo fino al 2 dicembre 2026 ai fornitori di sistemi generativi già sul mercato prima del 2 agosto 2026 per la marcatura dei contenuti prevista dal paragrafo 2.

Gli articoli del blog scritti con l'AI vanno etichettati?

L'obbligo riguarda i testi generati o manipolati pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, salvo che siano stati rivisti da una persona che ne ha la responsabilità editoriale. Per un blog aziendale rivisto da una persona la dichiarazione è una scelta di trasparenza, non un obbligo.

Serve aggiornare privacy e cookie policy?

Se il chatbot raccoglie dati personali, l'informativa privacy deve spiegarlo. Se il widget installa cookie o strumenti di terze parti non tecnici, vanno indicati nella cookie policy e gestiti con il consenso.

Cosa rischia una piccola impresa che non rispetta l'art. 50?

L'AI Act prevede per le violazioni dell'art. 50 sanzioni fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo; per le PMI vale l'importo più basso tra i due. Il modo più economico per evitarle è una frase chiara e una verifica del fornitore.

Il chatbot è uno degli strumenti da mettere in registro

Il kit AI Act contiene registro degli strumenti, policy in una pagina e formazione documentata per l'art. 4: 1,99 €, con gli aggiornamenti.

Scopri il kit AI Act

Fonti: Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), EUR-Lex · Regolamento (UE) 2026/1744 (Omnibus digitale sull'IA), EUR-Lex · AI Act Service Desk, art. 50 · AI Act Service Desk, art. 111 · Legge 132/2025, art. 13 (Normattiva) · Garante privacy, intelligenza artificiale

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