Se sei commercialista, avvocato, consulente del lavoro, architetto o geometra, la legge italiana sull'intelligenza artificiale ti chiede una cosa sola e molto concreta: dire al cliente, con linguaggio chiaro, quali sistemi di AI usi nella prestazione. Non è un adempimento da migliaia di euro: è un foglio. Qui dentro c'è quel foglio, già scritto.

La legge italiana sull'intelligenza artificiale è in vigore dal 10 ottobre 2025. Più di un anno.
L'articolo 13 vale per tutte le professioni intellettuali e dice due cose, nel suo italiano burocratico:
1. L'AI serve per le attività strumentali e di supporto. La prestazione intellettuale — il parere, la scelta, la firma — resta tua.
2. Le informazioni sui sistemi di AI che usi vanno comunicate al cliente «con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo».
Non c'è un modulo ministeriale. Non c'è un portale dove registrarsi. Non c'è una sanzione scritta accanto. E proprio per questo quasi nessuno l'ha fatto: non c'è una scadenza che ti sveglia.
Il problema arriva dopo, e non arriva da un'ispezione: arriva dal cliente che scopre per caso che la sua pratica è passata in un chatbot e nessuno gliel'aveva detto. Lì non si discute di norme, si perde un rapporto fiduciario — che è esattamente la parola che usa la legge.
Dall'altra parte, chi lo scrive nel mandato ottiene il contrario: sembra uno che sa quello che fa. «Uso questi strumenti, per queste cose, i tuoi dati restano qui, il lavoro lo faccio io.» In molti studi è diventato un argomento di vendita, non un obbligo da subire.
Servono venti minuti e tre fogli. Sono già scritti qui dentro, da compilare con il nome del tuo studio.
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L'art. 13 non porta con sé una sanzione specifica. Il rischio concreto è di altro tipo: un cliente che si lamenta di non essere stato informato, una contestazione sul mandato, e la posizione scomoda di dover spiegare dopo quello che bastava scrivere prima. Due righe oggi valgono più di una difesa domani.
Allora l'informativa è più corta, non inutile. Serve indicare quali strumenti usi e per cosa: riassunti, bozze, ricerca. Nel volume trovi la versione breve, tre righe, pensata esattamente per questo caso.
La legge chiede di comunicare, non necessariamente di far firmare. Il modo più semplice e più sicuro è inserire il paragrafo nel mandato o nella lettera d'incarico che il cliente firma comunque: così la comunicazione è provata e non aggiungi carta.
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Legge 23 settembre 2025, n. 132, art. 13 «Disposizioni in materia di professioni intellettuali», comma 2, testo letterale: «Per assicurare il rapporto fiduciario tra professionista e cliente, le informazioni relative ai sistemi di intelligenza artificiale utilizzati dal professionista sono comunicate al soggetto destinatario della prestazione intellettuale con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo». Pubblicata in GU n. 223 del 25/09/2025, in vigore dal 10/10/2025 — testo verificato su normattiva.it e gazzettaufficiale.it il 19/10/2026.

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